Il 14 ottobre Enel annunciava l'avvio delle prove preliminari all'avvio della centrale, peccato non avesse i permessi per accendere l'inceneritore. Se questo è l'inizio non possiamo certi stare sereni.Pubblichiamo l'articolo della Gazzetta di Modena del 6 novembre 2015 che ci informa del tentativo di Enel Green Power di accendere l'inceneritore nonostante non avesse ultimato i lavori.
IL MEGA "BRUCIATORE" DI FINALE NON HA I PERMESSI
Enel Green Power annuncia l’avvio della combustione, ma senza le autorizzazioni: diffidata da Comune e Provincia
FINALE. Enel Green Power aveva annunciato tre settimane fa le prime prove nell’impianto di via Ceresa e per martedì scorso l’avvio della combustione.
Primo passo dell’esercizio del mega bruciatore che sorgerà nell’ex zuccherificio, e che tante polemiche ha suscitato per le emissioni e la vocazione forzata (finanziata) del suolo agricolo a produrre non cibo, ma biomasse da bruciare.
Mancano le autorizzazioni. Peccato che manchino le autorizzazioni. Al punto che Enel Green Power si è vista notificare questa settimana un’imbarazzante diffida, con divieto di procedere alla messa in esercizio dell'impianto e con l’obbligo immediato di sospensione delle inerenti attività.
È l’ennesima puntata amministrativa di una vicenda che ha diviso Finale e ha spinto l’amministrazione sulla strada della riconversione a tutti i costi (all’inizio era stato previsto un inceneritore di Aimag), con grandi investimenti a dispetto di un recupero occupazionale eufemisticamente contenuto, quantomeno rispetto alla storia dello zuccherificio.
Centrale a sorgo. Così si è arrivati alla centrale energetica dell’Enel GP, alimentata con il sorgo coltivato nei campi, e con altre frazioni verdi sulla cui identità e consistenza non sono mancate fior di polemiche. E con la nascita di due comitati di cittadini preoccupati e perplessi - il primo fu “Bassa così” - oltre alle questioni aperte anche nel mondo degli agricoltori.
Ebbene, ora si scopre che il bruciatore si accendeva senza le autorizzazioni, come si legge negli atti di diffida del Comune, che ha curato gli aspetti urbanistici, e della Provincia, che ha curato gli aspetti autorizzativi. Atti che suonano come sonora ramanzina, ad incrinare l’immagine e la credibilità del colosso nazionale dell’energia.
Enel Gp il 15 ottobre aveva avviato «le prove di soffiatura nell’impianto biomasse... Durante le manovre di collaudo che dureranno 10 giorni - rassicurava - verranno effettuate alcune operazioni (soffiature) che comporteranno sbuffi di vapore acqueo, visibile anche a distanza, privo di pericolo». L’accensione era stata poi comunicata per il 3 novembre. Ma non si poteva fare. Perchè, accampando le problematiche legate ai controlli sull’antisismica, l’azienda nelle scorse settimane aveva chiesto una ulteriore proroga del cantiere, affermando per di più che non avrebbe provveduto a coprire le biomasse ammassate nel suo cortile, nella convinzione che non avrebbero provocato odori, che coprirle con i teli era impossibile e altre amenità.
La fine della nuova proroga dei lavori era stata così spostata al 30 giugno 2016.
Date incompatibili. Date tra loro incompatibili, poichè Enel voleva avviare la combustione con il cantiere ancora aperto e senza alcuna comunicazione di fine lavori, e conseguente senza certificato di agibilità. Ha incassato un secco no, con l’ulteriore minaccia di provvedimenti sanzionatori di legge qualora provi solo ad ignorare quelle diffide.
Di Alberto Setti
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