venerdì 5 luglio 2013

CISPADANA: PROGETTO DA RIFARE

Il Ministero dell'Ambiente ha rispedito al proponente, alla Regione e ai Sindaci il progetto di Autostrada Cispadana richiedendo un preciso e coroposo elenco di integrazioni e chiarimenti al progetto che dovrà ora essere rivisto anche alla luce della sismicità del territorio.

Per chi da anni lavora per un modello di sviluppo alternativo e quindi si batte per fermare questa devastante autostrada è un risultato molto importante. Non è certamente la vittoria definitiva, anzi la battaglia sarà ancora lunga, ma è un risultato che fa guadagnare credibilità e forza a tutto il movimento che si batte contro la realizzazione di quest'opera. 


Dalla Gazzetta di Modena del 6 luglio 2013
Di Alberto Setti

Ventisei pagine più pesanti del cemento. Le ha scritte il gruppo istruttorio della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale presso il ministero dell’Ambiente, per rispedire al mittente il progetto della autostrada Cispadana.

La sensazione che si ricava tra decine di osservazioni, contestazioni e smentite stilate dai tecnici ministeriali è che “il compito è da rifare”, perché manifestamente insufficiente.
Formalmente l’atto si qualifica come una “richiesta di integrazioni”, ma dalla lettura si evince che il progetto mandato a Roma dopo tante rassicurazioni (anche ai sindaci, poi beffati) è praticamente da... fare.

Non solo perché mancano le analisi sismiche necessarie dopo il terremoto o perché, come ampiamente previsto a suo tempo, non è stata “esplicitata la valutazione comparata tra il progetto presentato (un’autostrada chiusa e a pagamento) e l’alternativa strada a scorrimento veloce” che era l’ipotesi iniziale, ancora oggi difesa da buona parte dei contestatori perché più utile e più integrata al territorio.

La commissione chiede documenti che comprovino come l’autostrada scelta dalla Regione (quella in mezzo ai centri abitati) sia migliore delle “alternative progettuali di tracciato” e in che misura incida sulla “funzionalità delle strade poderali, dei sottovia, dei cavalcavia rispetto ai fondi agricoli interferiti...”.

La Commissione chiede poi di “aggiornare le tavole di inserimento del progetto nella cartografia degli strumenti di pianificazione urbanistica”. Si ricorderà infatti che per il progetto della Cispadana sono state usate carte superate. In un caso, per capirsi, era previsto un cavalcavia dentro la camera da letto di una casa costruita ormai da anni.

La Commissione, ancora, chiede dati aggiornati rispetto alla zonizzazione sulla qualità dell’aria, e alla tutela dei siti archeologici che l’autostrada asfalterà o impatterà e che in sostanza, non sarebbero stati sufficientemente presi in considerazione negli atti giustificativi dell’arteria.

«Si richiede sia valutata la coerenza del progetto con i Piani di Tutela e risanamento della qualità dell’aria delle province interessate dall’infrastruttura». Poche parole, queste, a significare che l’autostrada (pensata per intercettare il traffico europeo Est-Ovest, oltre che per scaricare sulla Bassa parte del traffico dell’autosole) importerà necessariamente inquinamento sul territorio, sul quale occorreranno valutazioni coerenti - come? - con i piani di riduzione dell’inquinamento stesso.

Le osservazioni della Via chiedono la verifica delle distanze minime dagli insediamenti (altro problema e “l’integrazione dello studio trasportistico”, con scenari e mappe che chiariscano bene dove e come si scaricherà il traffico, problema questo spesso minimizzato nelle assemblee pubbliche con le generiche rassicurazioni che l’autostrada (Est-Ovest) abbasserà il traffico sulle direttrici Nord-Sud (ovvero Bassa-Modena) che sono il vero problema. Critiche e censure piovono anche sulle mitigazioni e compensazioni, sulla raffica di cave, sull’altezza rispetto al piano di campagna di una infrastruttura che impatterà anche il paesaggio... Quasi impossibile elencare tutto.

Resta piuttosto una considerazione, ancora una volta sul tema della trasparenza e della partecipazione. Le osservazioni sono infatti pervenute alle istituzioni ai primi di giugno, e la commissione assegnava (da allora) 45 giorni per le controdeduzioni. A distanza di 30 giorni nessuno ne ha parlato, nessuno ha coinvolto i cittadini su un tema così delicato e così conteso. Chissà perché.



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